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Chi pensa ancora che il gyros sia una cosa da nazioni del Medio Oriente, da personaggi coi baffi e il fez, è decisamente in ritardo. Sveglia, l’Italia sta cambiando! La nostra realtà gastronomica si fa sempre più internazionale. E se qualche perplessità suscita la diffusione del modello americano - hamburger patatine e ketchup, tanto per intenderci, con tutti quei grassi - se la cucina cinese e giapponese sono così distanti dal nostro palato da andar bene per una serata diversa, ma non per la quotidianità, il gyros s’è inserito invece senza difficoltà nelle nuove abitudini alimentari.
D’altro canto, la familiarità è evidente. Da sempre prepariamo carne al girarrosto, e c’è in fondo poca differenza fra uno schidione che gira su se stesso in verticale ed uno che ruota in orizzontale: si tratta in ogni caso di una tipologia d’arrosto ad apporto lipidico moderato, perché il grasso cola. Poi, arrotolato nella piadina sottile con qualche foglia d’insalata, i pomodori a fette, per chi lo desidera un po’ di cipolla e le salse, bianca allo yogurt o rossa, piccante, il gyros diventa un pasto completo e recupera la sua origine esotica. CB costruisce gyros elettrici e a gas, di varie dimensioni, coltelli elettrici per “rasare” l’arrosto già rosolato, e come sempre garantisce l’assistenza sui suoi prodotti. Questa volta, però, può fare anche di più. Può facilitare il contatto con fornitori di carne italiani: quelli che procurano già la carne a fette infilzata e compatta attorno alle aste, bella e preparata, aromatizzata, pronta da cuocere e da portare in tavola.