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Chi va a far vacanze in paesi esotici torna spesso con bellissime foto… e con descrizioni non proprio entusiastiche degli standard igienici vigenti. Per noi, cittadini dell’occidente, è ormai storia acquisita che la cassiera maneggi il denaro mentre chi tratta i cibi non possa toccarlo, che gli alimentari vengano confezionati in involucri sterili monouso, che gli strumenti da taglio vengano sterilizzati. Non è sempre stato così.
Chi ha già superato la boa dei 50 anni ricorderà la vendita di latte sfuso, versato a mestolate dentro le bottiglie dal contenitore in alluminio… il salumiere che taglia il prosciutto e poi ne incassa il prezzo… i grandi orci di sott’oli e sott’aceti da cui si prelevava il quantitativo richiesto dal cliente.
Negli ultimi decenni, sono stati fatti passi da gigante: la gente è più informata e consapevole, le norme igieniche sono in parte imposte dalla legge – in particolare dalle direttive CEE, che si sforzano d’attuare una politica globale ed integrata applicabile a tutti i prodotti alimentari, dalla produzione fino al consumo – ma soprattutto sono sentite dai consumatori come una forma di tutela della propria salute.
Gli sterilizzatori ad acqua e quelli a lampade UVC, ad esempio, dimostrano come l’attenzione igienista possa ormai essere confortata da gesti semplici, con macchine che permettono in poco tempo una rigorosa disinfezione.